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IL GATTO ROSSO DEL CREMLINO. Un romanzo tra storia e spy politica dalla penna di Anton Antonov, alias Antonio Fallico.

23/02/2015

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Recensione di Francesco Bigazzi: Da Prospettiva Lenin a Il Gatto Rosso. Dai tormenti di una spia italiana del KGB alla parabola politica di un altissimo esponente del PCI che assiste impotente al crollo dei suoi ideali fino a rimanere stritolato dagli eventi che lo hanno visto protagonista nel periodo 1971-1994. Anton Antonov, pseudonimo non più sussurrato di Antonio Fallico, Presidente di Banca Intesa Russia e fondatore di Conoscere Eurasia, dimostra una capacità straordinaria nel cambiare lo stile della narrazione. La passione con cui sono rivissuti gli avvenimenti, la minuzia dei particolari, sia quelli detti che quelli lasciati intuire, fa assomigliare il romanzo a una autobiografia. La Guerra Fredda, ripercorsa attraverso gli intrecci di potere tra PCI, KGB, CIA, IOR, SISMI – alla fine il Vaticano diventa il centro di tutti gli intrighi -,dopo questo libro potrà avere una chiave di lettura diversa. Eppure Antonov dà l’impressione di non volere raccontare fino in fondo e di lanciare segnali forti. La fine di Zeno Zanonato, dopo essere stato uno dei protagonisti della politica e della finanza continuamente sballottato tra la CIA e il KGB, è molto simile a quella di tanti, forse troppi, suoi collegi di partito dopo il crollo dell’URSS. L’eroe, dall’utopia assoluta e dal mito di Stalin, sprofonda nel cinismo più assoluto. Un cinismo che finisce per avvolgere in una fitta nebbia tutti gli eventi dei quali fornisce una versione che, nella maggior parte dei casi, contrasta con quella generalmente riconosciuta. Ogni episodio, dagli intrighi nell’alta finanza agli attentati che hanno sconvolto l’Italia, dalla grande industria al Vaticano, meriterebbe un libro a parte. In uno stile ancora più avvincente di quello usato nel suo primo romanzo, Prospettiva Lenin, Antonov per primo, anche se in forma romanzata, descriva il dramma della Caduta del Muro di Berlino, del Crollo dell’URSS e della disfatta del Comunismo, proprio come è stato vissuto in ampi settori del PCI. Lo spregiudicato, spesso antipatico quanto furbo Gatto Rosso, teme solo Bianca moderna Dolores Ibarruri che fa propri i malumori della base del PCI. Zeno dà una propria versione sulle drammatiche morti di Feltrinelli, Moro, Sindona, Calvi, svela presunte trame di Papa Wojtyla per spezzare il blocco sovietico prima di passare a fornire una sua versione sul fallimento di Gorbaciov e le trame che soffocano il PCI fino al crollo di Botteghe Oscure. L’ultima parte del romanzo, che potremmo definire del riciclaggio della nomenclatura rossa, lascia l’amaro in bocca aiuta a capire alcuni aspetti importanti della crisi odierna dell’Italia.