Articolo su La Nazione

15/12/2015

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Mostra scultori italiani del Novecento

07/12/2015

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Il Museo Hermitage, in onore degli ospiti dell´Associazione degli Amici del Museo Ermitage (Italia), ha organizzato una bellissima mostra degli scultori italiani del Novecento. Nello stupendo edificio dell´ex-Stato Maggiore, entrato a far parte de l´ Hermitage dopo un riuscitissimo restauro, sono esposte non solo le sculture delle recenti acquisizioni, quelle di Quinto Martini e di Bruno Liberatore, ma anche le opere dei grandi maestri italiani del secolo scorso: da Francesco Messina a Emilio Greco, da Giacomo Manzu a Augusto Murer e Venanzo Crocetti. In occasione delle festività del Museo, gli Amici dell´Hermitage di tutto il mondo potranno ammirare quest´anno, una bellissima rassegna della scultura italiana del Novecento. ll Palazzo dello Stato Maggiore, in russo Здание Главного штаба Zdanie Glavnogo Štaba, è un edificio imponente, lungo 580 m, opera del grande architetto italiano Carlo Rossi. Situato nella Piazza del Palazzo di fronte al Palazzo d´Inverno, è entrato a far parte dell´Hermitage con un unico scopo: trovare una collocazione definitiva alle stupende collezioni degli Impressionisti e Post-Impressionisti Francesci; ospitare il meglio dell´arte europea e mondiale.


Lo sguardo dentro di Sergei Vasiliev in mostra a Roma

04/12/2015

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In mosta alla Galleria del Cembalo, dal 4 dicembre 2015 al 13 febbraio 2016, le fotografie di Sergei Vasiliev (Čeljabinsk, 1937), nome di riferimento del fotogiornalismo oltre cortina, premiato cinque volte al World Press Photo, e autore di un intenso ritratto della vita quotidiana negli anni del primo “disgelo”, tra i carcerati e la follia dei loro tatuaggi, e i corpi morbidi e immacolati delle donne nella sauna e nelle fasi più emozionanti del parto in acqua.

Sergei Vasiliev è uno dei più famosi fotogiornalisti dell’era sovietica, con trent’anni di lavoro presso il quotidiano locale, e una lunga frequentazione delle prigioni in qualità di guardia carceraria. Dal 1948 ha affiancato Danzig Baldaev nella catalogazione dei tatuaggi e nella decifrazione, quasi un geroglifico, del loro significato, spesso diretto contro le autorità.

Ogni disegno parla di uccisioni, furti, spaccio. Ogni simbolo è un grado militare per riconoscere capi e sottomessi. Ma accanto alle schiene, le braccia, le gambe, il petto, interamente ricoperti di raffigurazioni sacre e profane – dalla chiesa di San Basilio alla triade santa di Marx, Engels e Lenin, da San Michele e il drago ad Alexander Nevsky – Vasiliev ha sfiorato con il suo obiettivo anche la pelle femminile, morbidissima e bianca come una distesa di neve. La scena è di nuovo un luogo chiuso, non una cella di prigione ma una sauna in una mattina d’inverno. Fuori il termometro segna molti gradi sotto lo zero, dentro è il calore di corpi nudi e floridi nello splendore della giovinezza. Nessun imbarazzo alla vista del fotografo. Tutto naturale, sensuale, il sudore che scivola sulla pelle, risate, confidenza, e infine l’acqua che rinfresca i corpi. Ancora un passo e le donne entrano in acqua, chi con il figlio appena nato, chi nuotando come in mare aperto. Siamo agli inizi degli anni ’70. Sei anni prima, nel 1964, Čeljabinsk registra la prima catastrofe nucleare, una delle più devastanti, pari a Cernobyl. Nessuno ne sa nulla. Il vento questa volta soffia a est e spinge le radiazioni oltre gli Urali. A ovest, invece, giungono nel 1977 e nel 1981 queste immagini di infinita bellezza, ed entrambi i reportage, Banja e Nascita, vengono premiati al World Press Photo. Alla caduta dell’Urss, appaiono le fotografie dei tatuaggi, oggi pubblicate nei volumi Russian Criminal Tattoo, editi da Fuel. Sulla pelle, unica proprietà privata nei tempi sovietici, i russi hanno scritto la loro storia, tra violenza, protesta, e infinita bellezza.

Le immagini provengono dall’importante collezione fotografica di Francesco Bigazzi, giornalista e saggista, dal 1985 corrispondente dall’Unione Sovietica e direttore dell’Ansa. È uno dei massimi esperti italiani del dissenso dell’Est europeo, argomento cui ha dedicato numerosi volumi.